Archeologia cromatica (all’amata me stessa)

L’ultimo lavoro letterario di Gianfranco Cefalì

“Archeologia cromatica (All’amata me stessa)” è il secondo romanzo di Gianfranco Cefalì, pubblicato per la casa editrice QED, segnando il suo ritorno alla narrativa dopo sei anni dall’esordio.

Il romanzo è un’opera densa e viscerale che si muove lungo il sottile confine tra l’innocenza dell’adolescenza e la brutalità dell’esperienza adulta. La narrazione si apre con l’immagine poetica e sospesa di Claudia e Anna, due ragazze che hanno eletto il tetto del loro palazzo di periferia a spazio sacro: un osservatorio privilegiato da cui sognare il mare, simbolo di una fuga possibile da una realtà quotidiana grigia e soffocante. Questo legame simbiotico, fatto di silenzi e complicità, viene però scosso nel momento in cui il desiderio di libertà le spinge finalmente verso quella spiaggia tanto agognata. È qui che il romanzo devia dal classico racconto di formazione per farsi indagine psicologica profonda: l’incontro con una donna misteriosa e i suoi quaderni colorati squarcia il velo sulla realtà del trauma.
Attraverso lo stratagemma del “libro nel libro”, Cefalì mette in scena un’archeologia del dolore, uno scavo necessario tra le pagine che riporta alla luce il passato rimosso di una violenza subita nell’infanzia. La scrittura si fa allora strumento di guarigione e, al contempo, arma di consapevolezza, trascinando le due protagoniste in un confronto precoce con il male e con la fine dell’infanzia. Lo stile dell’autore asseconda perfettamente questa discesa emotiva: la prosa è serrata, priva di pause nette o capitoli tradizionali, quasi a voler simulare un respiro affannoso che non concede tregua al lettore.
In questo flusso di parole, dove i dialoghi sono ridotti all’osso per lasciare spazio all’introspezione, il colore smette di essere un elemento estetico e diventa un codice emotivo con cui decifrare le ferite dell’anima. “Archeologia cromatica” si rivela così un romanzo coraggioso e disturbante, capace di trasformare una cicatrice invisibile in una narrazione di potente bellezza formale, interrogandosi su quanto di noi stessi rimanga intrappolato nei traumi del passato e quanto, invece, possa essere salvato attraverso l’atto coraggioso della parola.

Anzi, unite tutti i vostri insegnamenti, le vostre regole, i vostri principi, tutte quelle catene che dovrebbero servirmi per esprimermi, sì, uniteli tutti insieme, fate una lunga corda e impiccatevi!

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